6 – Mi sembra di non saper fare nulla: ho la sindrome dell’impostore?

Hai mai avuto l’impressione di non avere chissà quale talento e capacità? I pensieri limitanti, che sabòtano il tuo percorso, potrebbero essere frutto della sindrome dell’impostore che hai appollaiata sulla spalla. Lo so, una grande scocciatura. Però è qualcosa su cui puoi cominciare a lavorare, a riconoscere e a superare. In che modo? Come sempre non tutto e subito, ma un passo alla volta. Te lo racconto in questa puntata!

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Puntata 6 - Podcast Tutto e subito - 6 - Mi sembra di non saper fare nulla: ho la sindrome dell’impostore?

Ti sei mai chiesta se i risultati o i piccoli traguardi che hai raggiunto fossero in realtà tutta fortuna?
Hai mai avuto l’impressione di non avere chissà quale talento e capacità? 

Ti fanno sentire in imbarazzo complimenti e lodi per le cose che fai o per il tuo modo di essere? 

Beh, amica mia, sappi che non sei tu ad essere sbagliata o incapace. Tutti questi pensieri limitanti, che sabòtano il tuo percorso, potrebbero essere frutto della sindrome dell’impostore che hai appollaiata sulla spalla. 

Lo so, una grande scocciatura. Però è qualcosa su cui puoi cominciare a lavorare, a riconoscere e a superare. In che modo? Come sempre non tutto e subito, ma un passo alla volta. Te lo racconto in questa puntata!

Di cosa parliamo oggi

Sindrome dell’impostore, nemica semi conosciuta. Qualcosa di cui si sente sempre più spesso parlare. E infatti eccoci qui! Oggi affrontiamo questo tema ampio e spinoso, che tocca tantissime persone, più o meno giovani, più o meno capaci.

Prima di tutto faremo un piccolo approfondimento per capire di che si tratta e quali sono le sue caratteristiche.

Parleremo del perché colpisce in maggioranza le donne e che ripercussioni ha sul nostro modo di approcciarci a nuovi incarichi o progetti.

Forse ti sarà difficile crederlo, ma spesso le persone che tu reputi più intelligenti e capaci, sono le prime a soffrire della sindrome dell’impostore. Per questo è importante che se ne parli, in modo da scardinare il meccanismo e imparare a riconoscerlo. 

Perché, a differenza di dubbi e paure che vanno normalizzati per poter essere accettati, in questo caso la sindrome dell’impostore va riconosciuta e superata. Perché è subdola, ci offre scuse per non impegnarci e, di conseguenza, se non agiamo non otteniamo risultati. Non ottenendo risultati la nostra autostima crolla e ci sentiamo ancora di più incapaci. Insomma, un cane che si morde la coda. 

In questa puntata, quindi ti farò un esempio pratico, raccontandoti di una delle tante volte in cui ho incontrato la sindrome dell’impostore, di come mi ha tenuta ben stretta e di quando poi alla fine ho detto basta e mi sono buttata in una nuova impresa. Te lo racconto non per farmi dire “brava” o “beata te”, ma per cercare di mettere in luce i vari passaggi e meccanismi che costituiscono la sindrome dell’impostore.  

Infine, nell’ultima parte della puntata ho raccolto tutta una serie di consigli, esercizi e approcci che puoi sperimentare per provare a superare la sindrome dell’impostore a modo tuo. Sono vari, possono essere messi in pratica in modo flessibile e personale, a seconda della propria sensibilità e della propria percezione di sé. Anche in questo caso, come nelle puntate precedenti, non si tratta di formule magiche e definitive, ma metodi per imparare a conoscersi, ascoltando le proprie necessità e i propri bisogni, così da poter vivere meglio.

Perché il proprio benessere deve sempre essere al primo posto.

Che cos’è la sindrome dell’impostore?

Il concetto di “sindrome dell’impostore” indica un modo di percepire sé stesse come non meritevoli di un dato avvenimento, successo o traguardo raggiunto a prescindere dal numero di conferme esterne ed oggettive che quel dato successo sia valido e meritato. 

Ma in che senso? La sindrome dell’impostore si manifesta quando, ad esempio ci viene affidato un incarico o un lavoro, ma noi sentiamo di non esserne davvero all’altezza. E raccontiamo a noi stesse che magari c’è stato affidato perché non c’era nessun’altra persona disponibile e non perché in realtà ne siamo in grado. 

Oppure può capitare di dare un esame all’università, percepire che la propria preparazione non sia al massimo eppure prendere un voto alto. E nel ripercorrere ciò che è avvenuto dirsi “Beh, è stato un colpo di fortuna!”. Senza considerare che, magari, quella materia era più interessante, più semplice o più attinente alla propria persona rispetto ad altre per cui si aveva studiato di più.

O ancora, siccome siamo persone diverse, fatte di una combinazione di inclinazioni, capacità e talenti unica, può capitare che per te sia semplice occuparti di qualcosa che per le altre persone è molto difficile. Però la tua percezione è: “Per me questa cosa è semplice, non è qualcosa legato alle mie capacità. Non sono io ad essere brava, ma è questa cosa ad essere facile”.

Ed è qui che nasce l’incomprensione e si alimenta la sindrome dell’impostore: nella percezione della propria persona in modo soggettivo e non oggettivo.

Ti ritrovi in queste descrizioni? Beh, prima di tutto sappi che, purtroppo non sei sola, anzi, siamo in tante! Secondo, la sindrome dell’impostore si può superare e il primo passo è riconoscerla imparando a valutare la propria persona senza giudizio o aspettative irrealizzabili autoimposte. (Sì, se hai l’impressione che mi riferisca al perfezionismo, sto parlando proprio di quello!).

In ogni caso, ti rassicuro su una cosa molto importante: la sindrome dell’impostore non è un disturbo psicologico. Il termine “sindrome dell’impostore” è stato coniato da due ricercatrici nel 1978 quando Clance e Imes hanno pubblicato un articolo riportando i dati raccolti studiando un gruppo di donne di successo. Nella loro ricerca hanno riscontrato come le donne di successo in generale non si sentissero all’altezza del loro ruolo e dei propri traguardi. 

Dall’analisi dei dati raccolti, è emerso però che la percezione a sentirsi inadeguate e “non abbastanza”, ovvero la sindrome dell’impostore, coinvolge in prevalenza le donne. E la domanda che sorge spontanea è: come mai? 

Ci sono tanti motivi per cui possiamo vivere questo tipo di percezioni. L’insicurezza può essere frutto di trascorsi precedenti, poca esperienza, a volte un profondo senso etico e morale, per cui ci sentiamo in dovere di essere “umili” verso noi stesse. 
Ma la risposta più complessa che gli studi al riguardo ci danno, forse non ti piacerà, anche se è un bagno nella realtà contemporanea. 

Siamo abituate a vedere ai vertici di attività, imprese e progetti, professionisti uomini nella maggior parte dei casi. Per cui, nella nostra società, essere donna, brava e di successo è qualcosa che stride, di “anormale”, e quindi ci sembra che non sia “giusto”. Ci sembra che ricevere elogi, riconoscimenti per le proprie capacità e raggiungere dei traguardi importanti sia solo un caso, sia solo fortuna. 

Di conseguenza cosa succede? Succede che si tende a cercare di evitare situazioni in cui potremmo risultare di successo. In questo modo, se non siamo partecipi, non potremo mai venire smascherate. Ovvero: le persone non potranno rendersi conto che siamo incapaci, che siamo impostori appunto.  

Ok, date queste premesse, come è possibile superare la sindrome dell’impostore? Coltivando una consapevolezza di sé reale, che si basi sulla  visione oggettiva del proprio percorso, delle esperienze, dei fallimenti e dei traguardi. 

Superare la sindrome dell’impostore non è facile, ma già cominciare ad interrogarsi sul “sono brava o è sindrome dell’impostore” è un inizio.

Cominciare a parlarne, a dire a voce alta che si ha questa percezione di sé, confrontandosi con altre persone, può far emergere i meccanismi con cui la sindrome dell’impostore si manifesta nella tua vita. Ricordati che è normale non saper fare tutto e riconoscere i propri limiti, ma questo non significa non riconoscere le proprie capacità o i propri meriti. Sono due cose ben distinte!

E siccome siamo tutte sulla stessa barca quando si tratta di sindrome dell’impostore, ti racconto una delle mie più recenti esperienze. C’è voluto un po’ a riconoscere che anche in questo caso fosse sindrome dell’impostore, ma poi una volta messa alle strette, beh ecco cos’è successo…

Un esempio di come si manifesta la sindrome dell’impostore

Di che parliamo? Di questo podcast, di Tutto e subito.
Ho già accennato in una precedente puntata che la nascita e la realizzazione di questo podcast è stata un po’ travagliata, ma sentivo che non era ancora il momento di raccontare che cosa è successo davvero. 

Partiamo dal principio: ho iniziato ad ascoltare podcast forse 4 o 5 anni fa. E sin da subito, sin dalla prima puntata ascoltata, ho avuto il desiderio di cimentarmi in un progetto del genere. Mi affascinava l’idea di poter raccontare a voce i miei pensieri e che le persone potessero ascoltarmi mentre passeggiavano, mentre andavano a lavoro, mentre facevano le pulizie. 

Sino a metà dell’anno scorso però, questo sogno è rimasto tale. Non avevo nessuna idea precisa, né nessun motivo per reale per metterla in pratica. E in tutta sincerità, non mi pareva di avere chissà quali cose da dire, meritevoli di essere ascoltate.
Già: meritevoli. Non un verbo utilizzato a caso. Questa era già la sindrome dell’impostore che cominciava a fare capolino. Ma andiamo con ordine. 

L’estate scorsa ho messo a punto tutta la struttura della mia attività, studiando nel dettaglio i servizi. Per farlo, ho analizzato le problematiche, i dubbi e le necessità delle persone che vivono una fase di transizione come quella dall’università verso il mondo del lavoro. 

Lì la mia mente ha cominciato a lavorare in sottofondo, raccogliendo tutte le domande che io stessa mi ero posta quando, uscita dall’università, non sapevo bene che pesci prendere. Le ho raccolte in un file, scrivendole in ordine ma solo come appunto. 

Qualche mese dopo, ho scoperto di un bando aperto a chiunque in cui si offriva la possibilità di studiare gratuitamente con alcune professioniste del settore come produrre un podcast. Per poter partecipare al bando però bisognava proporre anche una propria idea, un potenziale podcast da realizzare. 

Così, il giorno in cui ho letto del bando, ho fatto mente locale e ho messo a punto il progetto di Tutto e subito, rispolverando il file con le domande e trasformando ogni domanda in una puntata del podcast.

Fatto questo, ho creato un altro file in cui ho compilato la domanda per il bando. Poi ho salvato e chiuso tutto, con l’idea di ritornare sul progetto il giorno dopo a mente lucida per correggere eventuali errori e ottimizzare ogni cosa. In generale però ero molto soddisfatta di quello che avevo fatto. 

Tempo di lavoro per la realizzazione del tutto? Un pomeriggio. 

Poi però il giorno dopo ho avuto un imprevisto, poi c’è stato il weekend, poi ho riletto il tutto e non mi sembrava un gran che, poi… Poi giorno dopo giorno ho accampato mille scuse sulla qualità del mio lavoro per evitare di candidarmi. Ho lasciato trascorrere tutto il mese, sino ad arrivare alla scadenza del concorso continuando a convincermi che non fossi “pronta”, “adatta” e chissà che altro per quel bando. 

Così mi sono detta: “Prima o poi farò questa cosa, devo solo aspettare il momento giusto”. Spoiler: il momento giusto non esiste.  

Nel frattempo avevo cominciato a promuovere la mia attività online in modo professionale, per cui le mie attenzioni erano rivolte ad altro. In ogni caso, ogni tanto riaprivo il file del progetto, cercando di capire come migliorarlo, ma mi dicevo “a chi vuoi che interessi?”, “ma sarà una cosa già vista”, “ma figurati se c’è chi lo ascolterà”. Sempre lei, sempre la sindrome dell’impostore, ma ancora non lo sapevo.

Tuttavia, la passione per i podcast e la curiosità in generale continuavano a riportare il pensiero qui. Così, quando mi capitava l’occasione, studiavo e cercavo qualche approfondimento sul mondo e sul mercato dei podcast. “Perché non si sa mai”.

Finché non sarei stata sicura di sapere TUTTO, non mi sarei cimentata in un progetto così impegnativo.

Povera illusa. 

Alla fine, a furia di leggere, studiare e recepire stimoli, qualcosa è scattato. In particolare, un giorno stavo ascoltando una puntata del podcast di Silvia Lanfranchi, The quiet coach, dove spiegava che cosa serviva per iniziare un podcast. Ovvero: una buona idea, una struttura o uno schema da seguire, un microfono, un programma audio per il montaggio e un programma per pubblicarlo. Ecco, lì mi sono resa conto che mi stavo raccontando una marea di scuse, che mi stavo nascondendo dietro la sindrome dell’impostore, perché avevo in mano tutti gli elementi necessari a partire. 

Così ho fissato una data di scadenza per la messa online del podcast e l’ho comunicata parlandone nella mia newsletter. E a quel punto non potermi più tirarmi indietro. 

Quindi? Quindi, mi sono cimentata nella realizzazione del progetto e oggi sono alla sesta puntata di Tutto e subito. Mi rendo conto che questo non è un podcast perfetto, che manca di tanti dettagli, ma so che è comunque valido.
Su cosa mi baso per valutarlo? Sui feedback che ricevo, su dati, sull’analisi che faccio del primo e del dopo, sull’utilità e l’approfondimento dei temi che tratto.
Certo, non nego che mi è capitato di lavorare ad un episodio sino alle 22.30 di sera del giorno prima della pubblicazione e di avere avuto l’impulso di cancellare tutto.
Ma (per fortuna) mi sono fermata prima. Perché? Perché fatto è meglio che perfetto!

Strategie e metodi per superare la sindrome dell’impostore

Superare la sindrome dell’impostore non è facile, ma è possibile. Ci vuole tanto impegno, fatica, determinazione e mente lucida. Ecco alcune strategie ed esercizi che possono aiutarti a farlo al meglio!

Superare la sindrome dell’impostore è possibile. Ma come? Prima di tutto tieni conto, come sempre, che ci vuole tempo e fiducia nelle proprie capacità! Non è qualcosa che si fa da un giorno all’altro, ma è un allenamento costante all’ascolto di sé.

Ascolta le tue sensazioni

Impara a conoscerti, a conoscere le tue sensazioni e le tue emozioni. Ci saranno sicuramente dei momenti in cui proverai maggiore fiducia ed entusiasmo rispetto al tuo percorso e alle tue competenze, così come ci saranno momenti di dubbio. In questi momenti ricordati che si tratta sempre di periodi, di alti e bassi e che le energie non sono sempre a mille. Quindi goditi i momenti di entusiasmo e vivi i momenti di dubbio come tali, come momenti. 
In ogni caso, tieni traccia di ciò che provi. Scrivi sul tuo quaderno ciò che senti, soprattutto nei momenti più difficili. Poi a mente lucida prenditi del tempo per rileggere ciò che hai scritto e prova a guardare il tutto da una prospettiva più oggettiva.
Chiediti: quello che senti è reale o frutto di aspettative irrealistiche autoimposte? Come ti fa sentire ciò che scrivi? Cosa è cambiato nel frattempo?

Confrontati con le altre persone

Quando senti di non essere all’altezza di un compito, parlane con le persone a te vicine o con cui lavori. Il dialogo con loro ti aiuterà a vedere in maniera oggettiva le tue capacità. Ovvio, non siamo perfette, ma ogni persona ha i propri punti di forza!

Pensi di non averne neanche uno? Prova ad elencarne tre che ti rappresentano. Scrivili sul tuo quaderno e spiega come mai quel punto di forza ti rappresenta.
Poi chiedi a tre persone che ti conoscono bene di descrivere tre tue caratteristiche e chiedi di motivare la loro scelta. 

Una volta raccolti i tre pareri, confronta il tuo elenco con quello che hanno fatto le altre persone. C’è coerenza? Oppure no? Cosa ti stupisce? In bene? 

Ascolta le tue sensazioni e nel caso in cui ne senta il bisogno, non esitare a chiedere aiuto per un supporto professionale. La vita è troppo breve per trascorrerla tra mille pensieri negativi e comportamenti disfunzionali. E il mondo è pieno di terapeuti e terapeute competenti che possono aiutarti.

Sindrome dell’impostore e perfezionismo

Parliamo di aspettative e perfezionismo: spesso la sindrome dell’impostore nasce dal desiderio di fare tutto, subito, al meglio, con la stessa precisione delle persone che ammiri e che magari sono anni che lavorano o si occupano di quella cosa che ti interessa. 

Allontanarsi dal desiderio di perfezione è veramente difficile e comporta tanta disciplina. Per farlo in modo consapevole ed efficace, mettiti d’impegno e fai qualcosa di nuovo, togliendo qualsiasi aspettativa

Dedica un’ora, una mattina o una giornata intera a fare qualcosa solo per il gusto di farla. Non pensare al dopo, non pensare al prima, non pensare al risultato. Vivi il presente, goditi il momento, apprezza lo sforzo e il tuo impegno. 

Il risultato non sarà ottimale forse, ma ciò che conta è l’esperienza che hai fatto.

La risposta è nel tuo percorso

Ultima strategia: tieni traccia del tuo percorso. Cosa significa? Significa che la tua storia è la risposta più valida alla sindrome dell’impostore.

Prendi il tuo quaderno e ripercorri tutto ciò che hai fatto sino a questo momento, in ordine cronologico. Segna le date, gli avvenimenti più importanti, belli e brutti.
Per ogni fallimento spiega che cosa è andato storto e come mai. Poi racconta quali sono le cose che hai imparato.
Ad ogni traguardo associa le competenze, il tempo che hai impiegato, le risorse e le strategie utilizzate.

Poi rileggi tutto e rispondi alla domanda: che cosa so fare? 

Ecco quella è la risposta alla sindrome dell’impostore. 

Questo metodo è uno degli esercizi che propongo nel percorso di Coaching “La mia direzione”. Così facendo è possibile riuscire ad osservarsi dall’esterno in modo più oggettivo. Infatti, se di solito ci ricordiamo più facilmente dei fallimenti, quando ripercorriamo i nostri piccoli e grandi traguardi, ci rendiamo conto di quanto siamo davvero capaci, forti e competenti.

La sindrome dell’impostore ci può sabotare nel raggiungere nuovi obiettivi, ma avere consapevolezza di come si sviluppa è già un primo passo per riuscire a superarla.

Spero davvero di cuore che questi esercizi e queste strategie ti possano essere d’aiuto nel smascherare l’impostore che c’è in te. Per il resto: datti tempo. 

Non tutto e subito, ma poco un passo per volta!

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