3 – Per inseguirli, i sogni, bisogna averli

Hai mai riflettuto su ciò che ti rende felice? Cosa vuoi fare in futuro? Come puoi arrivare alla vita che desideri? Individua i tuoi sogni.

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Puntata 3 - Podcast Tutto e subito - Per inseguirli i sogni bisogna averli

Hai presente quanto hai dovuto scegliere tra un liceo professionale e uno tecnico? E quando dal liceo hai scelto l’università, incasellandoti ancora un po’ di più verso qualcosa di specifico? 

Hai mai riflettuto se il percorso che hai fatto sino a qui rispecchia i tuoi sogni più profondi? 

Oppure sei ancora in cerca della tua vocazione?

No perché, quando scegliamo la scuola superiore e poi più avanti l’università, la società in cui viviamo si aspetta che a 14 o 18 anni sappiamo già cosa vogliamo “fare da grande”. 

Ma, diciamocelo, a parte chi insegue un sogno o una vocazione sin dall’infanzia, la maggior parte delle persone ancora a 18, 21, 25, 30 o più anni non sa cosa desidera fare “da grande”? E spesso questo viene vissuto come una tragedia o, peggio ancora, una colpa, un’ammissione di irresponsabilità. 

Se anche tu qualche volta hai percepito l’incongruenza di questo meccanismo, sei nel posto giusto! Oggi parliamo di sogni, desideri e come capire che cosa vogliamo davvero.

Di cosa parliamo oggi

Hai presente il meme preso dalla serie Strappare lungo i bordi, dove Sarah chiede a Zero “Ma te che obiettivi ti sei dato?” e lui lì percepisce il vuoto sotto i piedi e dice: “La domanda mi devasta”. Quando l’ho visto, ho riconosciuto subito quella sensazione e quel meccanismo che a primo impatto sembra semplice, ma proprio come racconta la serie, è tutto fuorché lineare. 

Trovare uno scopo, darsi degli obiettivi, trasformare i sogni in realtà. Ma come si fa? Come si capisce che cosa si desidera fare? Come si distingue ciò che si vuole, da ciò che le altre persone e la società ci richiedono? 

Ecco oggi parliamo proprio di questo: di obiettivi, sogni e desideri, per capire come riconoscerli. 

Prima di tutto faremo un piccolo approfondimento su che cosa si intende con le parole “obiettivi” e “sogni” e che differenza c’è. Poi parleremo delle aspettative che la società e le persone hanno riguardo all’idea di avere o trovare uno scopo nella vita. Individueremo dove nasce il cortocircuito che genera ansia e mette pressione sugli individui. E poi? 

Poi, piccolo momento di leggerezza, ti racconterò da dove deriva il titolo di questa puntata e che cosa significa per me. 

Infine, passeremo alla parte pratica e concreta del podcast, con alcuni strumenti ed esercizi che uso spesso durante le sessioni di Coaching per accompagnare le mie clienti nella definizione dei propri obiettivi. 

Questa è forse una delle puntate più importanti di questa prima stagione del podcast, perché il tema degli obiettivi e di come rendere la propria vita uno spazio e un luogo che hanno significato per noi è centrale per costruire il proprio benessere e la propria serenità. 

Quindi eccoci qua. Partiamo con l’introduzione!

Che differenza c’è tra obiettivi e sogni?

Tra tutte le definizioni, l’enciclopedia Treccani definisce “obiettivo” come “la meta che ci si propone di raggiungere, il fine, un proposito”. È quindi qualcosa che ha a che vedere con l’intenzione delle azioni, la volontà di fare, di muoversi verso qualcosa di definito e di desiderato.  

La parola “sogno” invece ha di per sé un’accezione leggermente negativa. Si definisce sogno una “fantasia ad occhi aperti, una speranza illusoria, un’aspirazione, un desiderio, una cosa effimera e vana, talmente bella da sembrare irreale o irrealizzabile”.

Quindi, riassumendo. Obiettivo è qualcosa che si decide di raggiungere in modo volontario, che spinge all’azione. Sogno è qualcosa che si desidera e si immagina ma che rimane nella sfera dell’irrealizzabile o dell’illusione.

Quando si parla di “che cosa fare da grande” a volte le due parole vengono utilizzate come sinonimi, ma come abbiamo appena ascoltato, non è così. Tuttavia, anche se queste due parole sono simili, in qualche modo si completano l’una con l’altra. 

Perché dico questo? Perché qualsiasi obiettivo è motivato da qualcosa di più grande, dalla volontà di rendere reale qualcosa di irrealizabile. Ovvero? Un sogno si trasforma in realtà quando lo definisci in modo oggettivo, come qualcosa che è il compimento di una serie di azioni. Come qualcosa che è la meta, uno scopo. 

Il sogno è l’idea, l’obiettivo è la realizzazione dell’idea, la trasposizione nella vita reale di qualcosa che prima è solo stato immaginato. 

Ok, quindi seguendo questo filo logico: il sogno è l’idea, l’obiettivo è la messa a terra dell’idea, l’azione è ciò che permette al sogno di diventare realtà. 

Fin qui non ci sarebbe nessun problema, se non che…. se non che, quando bisogna rispondere alla domanda “Che cosa vuoi fare da grande?”, se si risponde con un’idea, un sogno, spesso si percepisce il giudizio delle persone che appunto ti chiedono: “Si, ma te che obiettivo ti sei dato?”.

Eccolo il cortocircuito, dove ci si perde, dove nascono le ansie, le aspettative, i sogni infranti e le docce fredde con la realtà. Perché agli occhi della società ciò che conta è lo scopo che le persone si danno, ma in funzione della produttività, dell’essere sempre a mille, sul pezzo, di essere utili nell’alimentare il meccanismo della società occidentale individualista, capitalista e classista.

Lo so, lo so, parole forti. Ma a cosa mi riferisco di preciso? Mi riferisco al concetto secondo cui le persone dovrebbero incasellarsi all’interno di ruoli e norme sociali precostituite, alimentando meccanismi sociali e culturali che generano ansia da prestazione, infelicità e in molti casi, purtroppo, depressione. 

Perché non è facile a 14, 18, 20, 30 anni trovare il coraggio, la forza e le risorse per scardinare questo meccanismo e dire “No, faccio ciò che sento davvero affine a me, a chi sono nel profondo!”. 

E siccome non è facile e ci si aspetta delle risposte nette, coerenti con le scelte tradizionali “perché si è sempre fatto così”, magari ci si ritrova a 18, 25 o più anni a sentirsi come dentro una gabbia da criceti, in cui l’unico scopo che si ha veramente è far girare la ruota. E si va avanti così per giorni, mesi, anni, fino a quando non ci si rende conto di aver dedicato gran parte della propria vita a fare qualcosa che non rendeva davvero felici. 

Però questa concezione della vita sterile e fine a sé stessa, e più in generale questa narrazione negli ultimi anni sta cominciando ad incrinarsi e a cambiare molto lentamente direzione. 

Complice la pandemia, complice il rendersi conto che il tempo a disposizione non è infinito, le persone stanno cominciando a scegliere cosa “fare da grande” in base ad altri fattori. Non più con un “si è sempre fatto così”, ma più indirizzandosi verso vite e percorsi che hanno davvero significato per la propria sensibilità, i propri valori e la propria etica. 

Perché le nuove generazioni (e mi ci metto anche io in mezzo), non hanno alcuna certezza che il proprio futuro sia stabile. Al contrario! Mettici l’ansia per il cambiamento climatico, il concetto di lavoro a tempo indeterminato e della pensione che non esiste più, la pandemia, i conflitti mondiali e la vita personale che sembra travolgerci e non darci il tempo neanche di respirare. Beh, quello che le nuove generazioni si dicono è “dato che per vivere comunque in qualche modo bisogna trovare un modo per campare, allora forse è meglio provare a fare qualcosa che abbia senso, che possa lasciare magari anche un piccolo impatto positivo nel mondo?”. O no?

Certo a parole è tutto facile, poi mettici la vita, mettici le solite cose di cui bisogna tener conto (una fra tutte, pagare le bollette) ed è tutto un altro paio di maniche.
Ma come si passa da questi concetti e questi ideali alla realtà? 

Ti racconto un po’ come ho fatto io e poi ti lascio con alcuni esercizi che possono aiutarti nel processo di presa di consapevolezza e trasformazione del tuo sogno, da immaginato a reale. Da sogno ad obiettivo.

Un sogno si trasforma in realtà quando lo definisci in modo oggettivo, come qualcosa che è il compimento di una serie di azioni.

Del mio ultimo anno del liceo e di una professoressa che sapeva il fatto suo

Questo episodio del podcast si intitola così per un motivo ben preciso. L’ultimo anno delle superiori in classe continuavano a chiederci “che cosa volete fare dopo?”, “in che università vi iscriverete?”. Andavano avanti così dal primo giorno! A turno, gli sguardi di professori e professoresse scorrevano tra i banchi, interrogandoci con la domanda più difficile di tutte: “Cosa volete fare da grandi?”. Alcune di noi rispondevano sicure, altre un po’ meno. 

Non ricordo cosa rispondessi io. Ma ricordo che mi inventavo ogni volta una motivazione o uno scopo che altro non era che una supercazzola. Mille idee, mille motivi per… ma in realtà niente di vero o concreto. 

La mia famiglia mi è stata molto di supporto e cercava di indirizzarmi verso professioni “sicure”, di cui c’è sempre bisogno. Mi chiedevano: perché non fai infermieristica? Farmacia? Medicina? Biologia?
Vuoi insegnare? Non ti piacerebbe? 

No, si, boh, non so

Ad un certo punto mi sono lasciata convincere a frequentare un corso di preparazione ai test di medicina. 4 ore a settimana il pomeriggio dopo scuola. Partendo dalle basi sino ai livelli avanzati di chimica, fisica, matematica, biologia e logica. Più le dispense e lo studio per casa.

Non ci capivo niente, mi sentivo catapultata in qualcosa di non mio. Mi dicevo: “Non puoi sprecare i soldi e l’investimento così, studia!” Eppure sentivo una forte resistenza nel farlo. E giuro, non era solo procrastinazione, era proprio un rifiuto. Qualcosa che dentro di me urlava: Questa non è la tua strada!

Ci pensavo, lasciavo perdere, provavo, insistevo. 

Sarei probabilmente andata avanti e avrei anche fatto i test se non fosse che un giorno in classe la professoressa di letteratura greca ha chiesto per l’ennesima volta che cosa volessimo fare poi dopo le superiori. 

Non so bene che cosa avessi detto quella volta, sta di fatto che a fine lezione, mi ha preso da parte, fuori dall’aula e mi ha rifatto la domanda. Della serie: “Non prendermi in giro, rispondimi in modo onesto”. 

E a quel punto le avevo detto che non ne avevo idea, che stavo facendo quel corso ma che non sentivo mio, che sentivo la pressione del dover prendere la scelta giusta, più sicura, per un futuro migliore. 

Ricordo che lei ha preso un bel respiro, mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: “Per inseguirli i sogni bisogna averli, pensaci Marcella”. E mi ha salutato. 

E io ci ho pensato, ho pensato a cosa volesse dire. E poi ho capito. 

Prima di cominciare a fare qualsiasi cosa, a inseguire uno scopo o a provare a raggiungere un obiettivo bisogna capire se quello che stai facendo è qualcosa che desideri davvero e non qualcosa che pensi di dover desiderare. 

Così ho preso un po’ di coraggio e ho cominciato a chiedermi che cosa mi piace fare, che cosa mi sarebbe potuto interessare, come, in che modo, dove e soprattutto perché. Ho passato poi interi pomeriggi invece che a studiare a scorrere blog, forum, piani di studio, siti di diverse università. Chiedevo a chiunque più grande di me che tipo di percorso avesse fatto, cosa avesse studiato. Cercavo di farmi un’idea chiara di che cosa volesse dire prendere una decisione del genere. 

E in mezzo a tutte queste ricerche ha cominciato a emergere l’idea della comunicazione, di scienze della comunicazione. Così mi sono informata, ho approfondito e da lì è cominciato questo grande amore. 

Quando ho deciso ufficialmente che volessi studiare comunicazione, ho sentito la scarica di adrenalina percorrermi e quello è stato il segnale che stavo prendendo la decisione giusta per me!

Ovviamente non avevo un’idea chiara di che cosa sarebbe venuto dopo l’università. Avevo però la certezza che avrei studiato per migliorare quelli che erano e sono i miei punti di forza: la capacità di creare e alimentare relazioni tra le persone, la capacità di comunicare, ascoltare, scrivere, raccontare. E via così. 

Nel settembre 2014 ho iniziato l’università a Urbino: informazione, media e pubblicità. Il resto poi se hai ascoltato la seconda puntata del podcast lo conosci già. 

Non c’è bisogno di aggiungere altro o girarci intorno poi molto: capire cosa fare da grande è qualcosa di complicato, anche perché l’unico metro di misura valido è il nostro sentire. Ecco quindi alcuni esercizi che possono aiutarti ad aprirti all’ascolto verso di te, verso i tuoi reali desideri e sogni.

3 esercizi per capire che cosa fare da grande

Premessa: non si smette mai di chiedersi che cosa vuoi fare da grande. Siamo sempre in continua evoluzione e non c’è niente di male nel scegliere una strada, percorrerla per un po’ e poi cambiare direzione. L’importante è farlo con consapevolezza e, come dico sempre, mettendo al primo posto la propria serenità e il proprio benessere mentale e fisico. 

Detto questo, ecco 3 esercizi che possono aiutarti a capire che direzione prendere. Due sono completamente inediti, uno è estratto dal mio servizio, il percorso di Coaching “La mia direzione” con cui affianco le persone che stanno cercando di mettere ordine tra le idee per cominciare a costruire e percorrere la propria direzione.

Che cosa sai fare?

Il primo esercizio è il più banale, ma, come sempre quando si parla di prendere consapevolezza di sé, non è semplice. 

Prendi il tuo quadernino che stai usando per fare gli esercizi di questo podcast e scrivi in una nuova pagina il titolo: Che cosa so fare.

Prova a rispondere: elenca le cose che sai fare, che magari hai scoperto da poco o sai fare da sempre. Pensaci con calma, ripercorrendo le esperienze che hai vissuto e le attività che hai fatto a scuola, a casa, per gioco o per necessità. 

Che cosa sai fare? Te lo sei mai chiesta davvero? Ci hai mai pensato in modo oggettivo? Scrivi ciò che ti viene in mente senza giudicarti, lasciando da parte il senso di umiltà o la sindrome dell’impostore. Quello che scrivi rimane nel tuo quaderno, non è che devi leggerlo in pubblica piazza.

Fai l’esercizio per te, senza attribuire un valore a ciò che sai fare, ovvero senza fare distinzione tra ciò che sai fare bene o che sai fare meno bene. Inserisci tutto, che si tratti di qualcosa legato alla tua vita personale, a quella professionale o futura tale. 

Prenditi il tempo che ti serve, poi quando senti di aver finito, rileggi tutto ciò che hai scritto ed evidenzia le cose che nel farle ti rendono felice, ti fanno star bene. 

Eccolo, il tuo punto di partenza: ciò che ti fa star bene.

Che cosa è importante per te?

Ora che hai individuato alcune delle cose sai fare e che ti fanno star bene, passa all’esercizio successivo. Questo è un po’ più teorico, ma è altrettanto significativo. 

Nuova pagina del quaderno, nuovo esercizio, nuova domanda: che cosa è importante per te?

Quali sono le cose, i valori, le esperienze, le competenze che per te sono importanti, che metti al primo posto e che guidano la tua etica e la tua morale?

Probabilmente già solo leggendo la domanda ti sono venute in mente due o tre cose, magari delle persone, magari degli ideali. Ecco, sono proprio questi gli elementi da scrivere e segnare nel tuo quaderno! Ciò che guida il tuo comportamento, che fa sì che le tue giornate per te abbiano senso e siano valide. 

Perché ti propongo questo esercizio? Perché se è vero il concetto per cui il tempo di valore è tempo dedicato alle cose, alle persone e alle attività che per noi sono importanti, allora per star bene bisogna innanzitutto individuare quali sono queste cose. 

Quindi segnati ciò che ti viene in mente, magari riflettici un po’, prova a definirle nello specifico, in modo da averle ben chiare. In modo da poterle riconoscere, cercare e valorizzare ogni giorno.

La giornata ideale

E poi? E poi, su queste basi, pensa al futuro.
Chiudi gli occhi, respira profondamente e poi immagina. Immagina di svegliarti esattamente tra un anno da oggi. Dove sei? Cosa fai? Come trascorri la tua giornata? Studi? Lavori? Con chi? In che luogo? Cosa mangi? Come passi il tuo tempo libero? 

Immagina nel dettaglio la tua giornata ideale che vuoi vivere tra un anno. La giornata perfetta, quella in cui ti senti bene, dove non hai bisogno di nient’altro se non di quello che hai in quel momento. 

Datti la possibilità di immaginare la giornata ideale per te, basata sulle tue necessità e i tuoi valori. Sulle tue priorità, sulla tua serenità e il tuo benessere. 

Anche per questo esercizio, prenditi il tempo che ti serve. Ripercorri mentalmente tutte le fasi della giornata e quando senti che è il momento giusto, scrivi ciò che hai immaginato. 

Scrivi i dettagli, le sensazioni, le dinamiche, le emozioni e le attività.
Metti la data di oggi nelle pagine dedicate all’esercizio, così tra un anno potrai tornare indietro e vedere cos’è cambiato, cosa è diventato reale, cosa è rimasto uguale. 

Questo è uno degli esercizi del percorso di Coaching “La mia direzione” ed è davvero molto, molto potente, perché è rivelatore. Permette di immaginare in modo concreto ciò che si desidera. Non solo sogni, ma anche piccoli e grandi obiettivi da raggiungere con un unico scopo, come sempre, la tua serenità!

Spero che questi esercizi possano aiutarti davvero a provare a rispondere alla domanda “cosa voglio fare da grande”. Ti auguro di riuscire a seguire i tuoi sogni, trasformandoli in obiettivi e vivendo ogni momento del tuo percorso. Perché la gioia e le soddisfazioni non arrivano all’improvviso, non tutte e subito, ma ogni giorno, nelle piccole cose, un passo alla volta.

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